5 punti formativi per la salute del pianeta

Le zoonosi – le malattie infettive trasmissibili dagli animali all’uomo e viceversa – da sempre accompagnano l’evoluzione umana e animale ma, negli ultimi decenni, ci hanno ricordato a gran voce come l’interconnessione tra noi e l’ambiente in cui viviamo sia profonda e al tempo stesso fragile, basata su un delicato equilibrio che l’antropizzazione massiva dell’ultimo secolo, e la diminuzione degli habitat naturali in cui gli animali vivono, hanno fortemente perturbato.

SARS, Ebola, Encefalopatia Spongiforme Bovina e ora il COVID-19 hanno messo a nudo come la salute planetaria, intesa come l’equilibrio tra lo stato di salute dell’uomo e quello della globalità del pianeta terra, sia stata per troppo tempo appannaggio unicamente umano, dando l’avvio al così detto Antropocene, ovvero l’epoca geologica in cui l’attività umana è il primo e più impattante motore di cambiamento globale della biosfera, non sempre in termini positivi.

Mentre scienziati, filosofi, economisti e intellettuali di varia formazione dibattono sulla datazione dell’inizio di quest’era, esiste un altro gruppo di persone interessate allo stesso argomento, ma in maniera diversa e attuativa.

Si tratta dell’Alleanza per la Salute Planetaria (The Planetary Health Alliance) che, con i suoi 39 ambasciatori rappresentanti 31 università di 16 paesi del mondo (tra cui Harvard, Yale, Columbia, Australian National University, Boston College, Università di Hong Kong, Ghana, UC Davis, San Francisco e la Sapienza di Roma, per citarne alcune) cerca di rafforzare la cooperazione globale per monitorare la salute del pianeta e attuare le strategie necessarie per fronteggiare, eventuali, inevitabili emergenze future.

Mentre le attività cross-settoriali e senza bandiera rappresentano quella che, a livello planetario, sembra l’unica possibilità di fronteggiare le emergenze, durante la pandemia COVID-19, che a livello mondiale non può ancora considerarsi conclusa, scienziati, aziende farmaceutiche, associazioni internazionali e stakeholder si sono mobilitati per cercare una soluzione in maniera quasi indipendente, solista e senza una reale orchestrazione, non solo a livello globale, ma anche all’interno delle singole nazioni.

Per questa ragione l’Alleanza per la Salute Planetaria ha stilato 5 punti programmatici da sottoporre a università, college e scuole professionali di tutto il mondo, le HEIs Higher Education Institutions, ovvero tutte le istituzioni in grado di generare cultura, per sensibilizzarle sull’importanza di inserire la salute planetaria tra le priorità formative delle generazioni presenti e future, e di invertire questa tendenza individualista verso il bene comune:

  • sostenere e promuovere progetti di ricerca orientati alla salvaguardia della salute del pianeta, con particolare enfasi verso l’uguaglianza sociale e la costruzione di connessioni interdisciplinari che permettano di mettere in reale contatto la ricerca scientifica e la società, con risultati perseguibili di ampio impatto globale
  • inserire nei programmi di studio tutte le conoscenze e competenze necessarie per trasformare gli studenti di oggi in futuri leader che abbiano la salvaguardia del pianeta tra le loro priorità
  • riunire tutte le istituzioni culturali impegnate nella dismissione dei combustibili fossili, principali responsabili del riscaldamento globale e dell’inquinamento dell’aria, proponendole come modello per stimolare tutte le università planetarie a ritirare gli investimenti in carbone, petrolio o società del gas, come impegno per la salute planetaria
  • promuovere la comunicazione e divulgazione della ricerca scientifica, incoraggiando le accademie a educare generazioni di comunicatori che basino i loro studi ed evidenzino pubblicamente, anche nelle relazioni con i media, l’importanza della ricerca basata sull’evidenza, la così detta evidence-based research, e non su opinioni personali
  • infine, incoraggiare, dove possibile, la didattica virtuale, le teleconferenze e webinar, permettendo così una diminuzione dell’inquinamento dovuto a massivi spostamenti. L’emergenza COVID-19 ha obbligato molte istituzioni a investire sullo sviluppo tecnologico e i risultati ottenuti non devono essere ora vanificati, ancor più che la didattica online permette un accesso socialmente equo a corsi disciplinari di elevato livello.

 

Tutto questo, e l’ultimo punto in particolare, senza ovviamente dimenticare l’importanza della socialità e delle interazioni fisiche nell’evoluzione umana e della società. Se Aristotele ci ricorda, da quasi 2500 anni, che l’uomo è un animale sociale, forse è semplicemente arrivato il momento di ridefinire il concetto di sociale, includendo anche, attraverso la cultura, la salute del nostro pianeta.

 

Fonti:

Planetary Health Alliance. Campus Ambassadors. 2020. https://www.planetaryhealthalliance.org/

Willett W, Rockström J, Loken B, Springmann M, Lang T, Vermeulen S, et al. Food in the Anthropocene: the EATLancet Commission on Healthy Diets from Sustainable Food Systems. Lancet 2019; 393(10170):447-492.

Whitmee S, Haines A, Beyrer C, et al. Safeguarding human health in the Anthropocene epoch: report of The Rockefeller Foundation–LancetCommission on planetary health. Lancet 2015; 386: 1973–2028

Hassell JM, Begon M, Ward MJ, Fèvre EM. Urbanization and disease emergence: dynamics at the wildlife-livestock-human interface. Trends Ecol Evol 2017; 32: 55–67.2

World Health Organization: Coronavirus disease (COVID-2019) situation reports. https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports

 

 

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