Decifrare i codici sulle uova

Le uova sono tra gli alimenti base della nostra alimentazione.

Si pensi che solo l’Italia ogni anno ne consuma circa 12 miliardi, ovvero ogni persona ne mangia circa 14 chili all’anno.

E non c’è da stupirsi, considerando che le uova contenute in alimenti quali pasta fresca, creme, biscotti, merendine, torte dolci e salate…

Quando si parla di uova, però, spesso ci rediamo conto di non “conoscerle abbastanza”. Ad esempio, sentiamo parlare di “categoria A” e “categoria B”: ma cosa significano queste diciture?
L’art. 116 del regolamento OCM unica n. 1234/2007 istituisce le Norme di commercializzazione base per i prodotti dei settori delle uova. Secondo tale regolamento si distinguono:

  • Le uova di categoria A – sono quelle per il consumo diretto, dette anche “uova fresche”.
  • Le uova di categoria B – dette anche “di seconda qualità”, sono destinate all’industria.

Le uova di categoria A che devono avere un guscio normale, pulito ed intatto e non devono nessun tipo di trattamento di conservazione (ad esempio la loro refrigerazione ad una temperatura inferiore ai 5°C). Tuttavia, non vengono considerate “refrigerate” le uova che sono state ad una temperatura inferiore ai 5°C durante il trasporto di una durata massima di 24 ore oppure il loro mantenimento a questa temperatura in un punto vendita per una durata massima di 72 ore.

Le uova di categoria A, ovvero quelle destinate al consumo diretto, sono classificate anche sulla base del loro peso secondo i seguenti criteri:

  • XL, grandissime: peso ≥73 g;
  • L, grandi: peso ≥63 g e <73 g;
  • M, medie: peso ≥53 g e <63 g;
  • S, piccole: peso <52 g.

Sul gusto delle uova di categoria A è impresso un codice, che costituisce una specie di “carta di identità dell’uovo” che ne garantisce la salubrità e ne permette un acquisto più consapevole da parte del consumatore. Secondo il Regolamento CE 2295 del 2003, infatti, l’etichettatura delle uova destinate ad un consumo diretto è una procedura obbligatoria, che non deve essere lasciata alla discrezione del produttore.

Grazie a ciò, questo codice identificativo permette di ottenere tutte le informazioni riguardanti la tracciabilità del prodotto e la filiera produttiva che sta dietro le uova che si stanno per acquistare.

Ma come si legge quest’etichetta? Andiamo ad analizzare nel dettaglio la composizione del codice sul guscio.

  • Tipologia di allevamento. La prima cosa che si può leggere su un guscio è un numero che va da 0 a 3 e che identifica il tipo di allevamento da cui proviene l’uovo:
    • 0 – uova da agricoltura biologica;
    • 1 – uova da allevamento all’aperto;
    • 2 – uova da allevamento a terra;
    • 3 – uova da allevamento in gabbia.

 

  • Stato di provenienza. Dopo il primo numero si trovano due lettere che indicato il Paese di provenienza (es. IT= Italia).
  • Comune di allevamento. Le tre cifre numeriche seguenti indicano il codice ISTAT del comune di allevamento.
  • Provincia di produzione. Le due lettere successive indicano la provincia nella quale sono state prodotte le uova.
  • Codice dell’allevamento. Le tre cifre successive indicano l’azienda specifica da cui proviene.
  • Scadenza o deposizione. La data di scadenza delle uova o, in alternativa, la data in cui sono state deposte.

Le aziende produttrici, inoltre, possono inserire sulle confezioni anche ulteriori informazioni, ad esempio:

  • la data di deposizione o di imballaggio delle uova,
  • il tipo di alimentazione delle galline,
  • consigli per cucinare le uova in mille modi diversi.

È dunque estremamente importante, nel momento in cui si acquistano le uova, decodificare “l’etichetta”.

Ciò consentirà di effettuare un acquisto più consapevole, che tuteli la nostra salute e le filiere produttive di qualità.

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