Qua la zampa

Per una miglior qualità di vita… “qua la zampa”!

Il cane è il migliore amico dell’uomo: questo non è solo un popolare modo di dire, ma una certezza, confermata anche da una serie di studi scientifici. Prendersi cura di un animale aumenta il buonumore e il benessere psico-fisico. Sembra evidente che chi possiede un cane sia una persona tendenzialmente più attiva di chi non lo possiede. È altrettanto vero, che svolgere un’attività fisica regolare è importante per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo II, depressione, demenza e alcuni tipi di neoplasie. Per gli individui con malattie croniche, inoltre, una vita attiva può consentire di limitare la progressione della malattia, prevenire la comparsa di comorbidità, migliorare la funzionalità fisica e la qualità di vita. Secondo le ultime linee guida americane, un soggetto adulto dovrebbe svolgere ogni settimana almeno 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata per osservare benefici in termini di salute.

 

Ma, esiste realmente una correlazione fra avere un cane e una maggior attività fisica? In altre parole, possedere un cane ti porta a essere una persona più attiva o sono le persone più attive che sono spinte ad avere un cane (una domanda un po’ marzulliana)? La risposta non è facile, ad oggi le evidenze scientifiche a supporto di questa correlazione e dei suoi benefici non sono ancora esaustive. Qualora fosse chiaramente dimostrato che prendersi cura di un cane abbia un effetto benefico sulla vita dell’uomo, soprattutto delle persone affette da gravi patologie, forse anche i programmi e le politiche di salute pubblica inizierebbero a sostenere attivamente e incentivare la presa in carico di un animale (ad es. istituendo misure pet-friendly, garantendo sostegno finanziario per le cure veterinarie alle persone meno abbienti…). Proprio partendo da questa ipotesi è stato svolto uno studio osservazionale, il BuddyStudy, in cui a 11 persone adulte (età >21 anni) è stato dato in affido un cane per 6-8 settimane ed è stato valutato quanto la presenza di un cane nella propria casa e nelle proprie abitudini fosse associata a un incremento del benessere psicosociale.

 

I risultati dello studio sono stati sorprendenti, ma nessuno di noi, penso, si aspettava qualcosa di diverso. Dopo sole 6 settimane, è stato osservato un aumento sensibile del numero di passi al giorno fatti dai singoli individui, +1.192,1 rispetto al numero iniziale. Studi scientifici hanno già dimostrato che fare 1.000/2.000 passi in più al giorno riduce in maniera significativa il rischio di diabete di tipo II, malattia cardiovascolare e mortalità. Gli individui si sono dimostrati più attivi, più predisposti a svolgere attività all’aperto, con il risultato, di un miglioramento della propria condizione fisica. Anche l’umore ne ha tratto giovamento, sia lo stress (-4,9 punti sulla Perceived Stress Scale) che i sintomi depressivi (- 0,8 punti sulla Center for Epimiologic Studies Depression Scale) si sono ridotti in maniera significativa.

 

Più della metà dei soggetti coinvolti nello studio (55%) ha riferito, proprio grazie alla presenza del cane, di aver conosciuto nuove persone nel quartiere dove abitava. Al termine dello studio, inoltre, quando è stato chiesto loro di descrivere i sentimenti che avevano accompagnato questa esperienza, la maggior parte di essi ha citato sentimenti positivi quali divertimento, felicità, gioia, compagnia e unione familiare. Tutti partecipanti hanno inoltre riferito che la gestione del cane comportava sicuramente qualche preoccupazione in termini di responsabilità e impegno, ma senza ombra di dubbio era accompagnata da un miglioramento della loro qualità di vita. Questo atteggiamento positivo, associato all’esperienza, ha portato il 73% di essi alla fine ad adottare il cane.

 

I risultati di questo studio, seppur di piccole dimensioni, hanno ulteriormente dimostrato come il cane possa essere considerato il miglior amico dell’uomo, in quanto prendersi cura della sua salute aiuta l’individuo a rimanere in forma, a migliorare la propria condizione fisica e, nel contempo, a prevenire l’eventuale insorgenza o progressione di patologie.

 

 

FONTI

  1. Potter K. et al.; Examining How Dog ‘Acquisition’ Affects Physical Activity and Psychosocial Well-Being: Findings from the BuddyStudy Pilot Trial. Animals 2019; 9 (9): 666. https://www.mdpi.com/2076-2615/9/9/666/htm
  2. Powell K.E. et al.; The Scientific Foundation for the Physical Activity Guidelines for Americans, 2nd Edition. J Phys Act Health 2018: 1-11.

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