Il verde e il rosso #inmyshoes

Il Verde e il Rosso

Talvolta è sufficiente un cambiamento di colore per esprimere pensieri, concetti ed emozioni profonde.
Il verde e il rosso. Una nuova vita e l’urgenza.
D’autunno le foglie virano dal verde al rosso, prima di staccarsi dai rami, cadere al suolo e lasciare spazio, al termine dell’inverno, all’esplosione della nuova vita che verrà.
La transizione tra il verde e il rosso semaforico, scansione del tempo e della frenesia urbana, racchiude l’urgenza di una scelta: fermarsi, riflettere prima di ripartire, affrettarsi a un cambiamento.

Il 2021 si apre, per noi di Havas Life, all’insegna di questa voglia di mutamento e rinascita. Abbiamo scelto una panchina, nel parco vicino alla nostra sede, in Piazza Vetra a Milano. Ne seguiremo l’evoluzione, dal verde urbano al rosso, simbolo di una scelta profonda.
E saremo noi stessi a guidarla, a compiere questa trasformazione: la scelta di aderire al progetto “Non sei sola”, l’urgenza di far sentire la nostra voce, di manifestare il nostro rifiuto alla violenza, sulle donne e su qualunque essere vivente.

Dal verde al rosso, simbolo di una nuova mentalità, di una nuova fertilità, di un nuovo giorno che inizia per un 2021 di responsabilità, consapevoli che fare o non fare, agire o guardare producono sempre effetti.

Su questa panchina, che cambia colore, noi siederemo per ascoltare e capire significato e peso della violenza. Sarà il nostro modo di farci sentire. Per essere parte del cambiamento.

 

Episodio 1

Oggi sulla panchina sedevano due amiche, E. e S., ridevano e scherzavano quando all’improvviso il viso di una delle due ha cambiato espressione. L’altra, ascoltandola, ha capito che si trattava di qualcosa di molto importante. Così è iniziata questa conversazione…

SAI RICONOSCERE LA VIOLENZA PSICOLOGICA?

E. Gli diceva sempre SEI PROPRIO UN FALLITO. Ho capito che lui non ha mai chiesto AIUTO a nessuno. Quante volte non lo facciamo per vergogna, timore, senso di colpa?
S. Tante, troppe. Forse crediamo che la violenza faccia parte solo di contesti disagiati, situazioni con poche risorse economiche, poca scolarizzazione. Questo è un falso mito.

E. E quindi qualunque persona può essere colpita dalla violenza?
S. Purtroppo sì. Ogni tipo di persona può essere colpita dalla violenza per un breve o lungo periodo della propria vita. La cronaca mostra come anche le persone che possiedono un buon livello culturale, professionale ed economico possano diventare delle vittime.

E. C’è una spiegazione a tutto questo?
S. Succede perché la violenza non conosce differenze, e a volte chi sembra sicuro e invincibile, affermato e determinato nei contesti lavorativi o sociali, all’interno delle mura domestiche soccombe alle fragilità, senza riuscire a reagire a soprusi di vario tipo. E spesso sono proprio queste persone di successo ad avere più difficoltà a chiedere aiuto, anche perché la violenza viene riconosciuta molte volte unicamente come violenza fisica, ma quella psicologica è altrettanto dannosa e ingiusta.

E. È come se non fossimo capaci di vederla?
S. Esatto, la chiamano “violenza invisibile” ma la violenza psicologica è reale. Si tratta di un vero e proprio abuso emotivo che, ripetuto nel tempo, si ripercuote a livello organico e comportamentale. È necessario iniziare a considerare la violenza psicologica con il suo vero volto, consapevoli del dolore mentale e fisico che genera.

E. Quali sono le conseguenze della violenza psicologica?
S. Le conseguenze della violenza psicologica possono essere molto serie. Il trauma psicologico non è solo una ferita dell’anima che mina il valore personale, il senso di identità, la dignità e l’autostima della vittima, bensì un danno biologico vero e proprio che ha conseguenze sul cervello. Studi di neuroimaging evidenziano come l’esperienza traumatica protratta nel tempo, rechi un danno a quelle zone del cervello preposte alla regolazione delle emozioni e alle funzioni della memoria. Lo shock subito agisce a livello dell’amigdala e può tornare a essere vissuto a livello organico in qualunque momento, questo si chiama disturbo post-traumatico da stress.

E. Ma è possibile dimenticare la violenza psicologica?
S. Fortunatamente, la mente è in grado di rielaborare i traumi, grazie alla plasticità cerebrale ma è fondamentale un comportamento attivo da parte della vittima.
Purtroppo, nonostante il dolore che essa provochi, si tratta di una delle forme di violenza più difficile da identificare, dal momento che la vittima spesso non ne è cosciente.

E. Quale è la prima cosa da fare se si capisce di essere vittima di violenza psicologica?
S. Il primo passo per superarla è saper chiedere aiuto e le persone che circondano la vittima hanno un ruolo determinante perché si tratta di un processo che richiede sostegno e comprensione.

  • Marco Cavallo, Arianna Signorino, in “MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA” 3/2015, pp. 11-33, DOI:10.3280/MAL2015-003002
  • Di Blasio, P. (2016). Forme di violenza e conseguenze psicologiche. Forme di violenza e conseguenze psicologiche, 5-14.
  • Coker, A. L., Davis, K. E., Arias, I., Desai, S., Sanderson, M., Brandt, H. M., & Smith, P. H. (2002). Physical and mental health effects of intimate partner violence for men and women. American journal of preventive medicine, 23(4), 260-268.

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